Arè,il gigante buono che salvò Barletta.

Il ciclo della vita a Barletta gira intorno ad Eraclio, Arè come lo chiamiamo affettuosamente noi barlettani. Si comincia da bambini arrampicandosi sul piedistallo di pietra per avvinghiarsi alle possenti gambe e guardare sotto la gonna, per poi scambiarsi i primi innocenti baci da adolescenti sotto il suo sguardo fiero e infine per trovare riparo alla sua ombra in estate con le tempie imbiancate.
Eraclio non passa inosservato. Non potrebbe! E’ un omaccione di 5 metri dal possente fisico bronzeo con il capo adornato da un diadema di perle che regge nella mano destra una croce ed in quella sinistra un globo. Ma cosa lo rende tanto speciale ai nostri occhi?  La leggenda di come salvò la città dalle invasioni saracene.

Si narra che con la città in preda al terrore per un imminente attacco dei saraceni, il gigante scese dal suo piedistallo e si fece trovare seduto sulla spiaggia a piangere disperatamente. Gli invasori si avvicinarono ad Eraclio e gli chiesero il perché di quel pianto disperato. Immaginate la loro meraviglia e poi lo sgomento quando il gigante spiegò loro che era stato cacciato dalla città in quanto troppo basso e debole e che nemmeno i bimbi volevano giocare con lui! I saraceni terrorizzati all’idea di dover fronteggiare una popolazione di giganti fuggirono riprendendo la via del mare. Grazie a questo stratagemma Eraclio salvò la città dall’invasione e poté tornare sul suo piedistallo festeggiato da tutta la popolazione.

Qui finisce la breve leggenda ed inizia la realtà storica.

Il colosso dapprima è stato erroneamente identificato con l’imperatore bizantino Eraclio I (di qui il nome) per la croce che stringeva in mano e si è creduto che fosse finito sul nostro litorale dopo il naufragio della nave che lo trasportava da Costantinopoli a Ravenna,ma tanto la pettinatura non più di moda ai tempi di Eraclio I che il tipo di diadema ha fatto tramontare l’idea.

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La somiglianza con un busto di Valentiniano III custodito al Louvre ed i pendenti di perle del diadema simili a quelli indossati dalla moglie Licinia hanno fatto propendere gli studiosi per una nuova identità. Tuttavia studi recenti sembrano identificare definitivamente Arè con Teodosio II all’età di 38 anni.

Alcuni esami sul bronzo hanno evidenziato inoltre la scarsa presenza di iodio escludendo così la possibilità di un naufragio. Più verosimilente la statua si trovava già a Ravenna e da qui intorno al 1240 per volere di Federico II ,cultore dell’antichità,  trasportata in Puglia per continuare l’opera di abbellimento delle città imperiali. Forse destinata a Foggia, Lucera o Melfi, per motivi ignoti si è fermata a Barletta. Nel 1309 le braccia e le gambe fuse sono state utilizzate per forgiare le campane della chiesa di Siponto e dopo il loro rifacimento,oltre un secolo dopo, il colosso, con un aspetto più tozzo, è tornato al suo posto davanti alla Basilica del Santo Sepolcro. Ad oggi quella di Eraclio pare essere l’unica statua bronzea al mondo di sifatte dimensioni ad essere esposta all’aperto e non in un museo.

 

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tips4tripS ha detto:

    Bellissimo articolo! Conservare i luoghi e le storie che costituiscono la memoria di una città è importantissimo. Poi i miti antichi hanno un fascino insuperabile. Di storie così sui giorni nostri temo che non se ne racconteranno in futuro…

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    1. simonedda ha detto:

      Grazie..l’ho buttato giù così di getto dopo aver dato indicazioni a dei turisti. È buffo perché nella mia città tutti conoscono la leggenda ma pochi sanno chi sia veramente.E così la storia continua a tramandarsi

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      1. Tips4tripS ha detto:

        Spero di leggere altre storie come questa! A volte sappiamo troppo poco di quello che ci circonda…

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  2. Onestamente l’ho guardato con ignoranza quando sono stata a Barletta e invece tu mi hai appassionata alla sua storia. Pensa te. E poi vi ha praticamente visti crescere!

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    1. simonedda ha detto:

      Sì, noi davvero ci siamo affezionati. Più di Ettore Fieramosca e noi siamo la città della disfida!

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